











Villa Piovene Porto Godi
Progetto
Restauro di Villa Godi, Piovene Porto Godi
Luogo
Grumolo delle Abbadesse (VI)
Date
2019 – in corso
Cliente
Privato
Superficie
4.765 mq + 25.000 mq di parco
Già prima del ‘500, nel sito dell’attuale Villa Godi, Piovene Porto Godi, esisteva una casa dominicale dei conti Godi. Su questo edificio venne edificata nel 1597, su disegno dell’architetto Vincenzo Scamozzi, l’attuale Villa Piovene.
La semplicità architettonica che domina la costruzione nulla toglie alla maestosità della Fabbrica. Il complesso si estende in aperta campagna, delimitato a sud ovest da un fossato. Un ponticello conduce al monumentale ingresso, oltrepassato il quale, si accede all’ampio giardino. La villa padronale, di due piani, appare come un ampio volume cubico a cui si connettono, arretrati, altri corpi di fabbrica: le due ali laterali e la grande barchessa a “L” che si sviluppa a nordovest. Il fronte verso il giardino è fortemente connotato da un lunghissimo portico continuo ad archi su pilastri. All’estremità sud del giardino si trova la cappella gentilizia, “la Favallina“, risalente al secondo Seicento e diversamente attribuita a Carlo Borella (Cevese 1971) e ad Antonio Pizzoccaro. Altre adiacenze e costruzioni servivano alle varie funzioni organizzative dell’azienda agricola: depositi, abitazioni rurali, un piccolo edificio adibito a mulino, una colombaia. Infine un vasto parco di 25.000 mq con alberi secolari contribuisce alla definizione di questo interessante complesso artistico, conferendole grande fascino. La villa è oggi utilizzata come residenza dai proprietari e in parte per iniziative aperte al pubblico e negli anni è sempre stato oggetto di una continua manutenzione che ha riguardato in particolar modo il corpo principale della Villa, gli interni del corpo aderente e della barchessa a sud, la cappella e l’edificio rustico denominato Pila, escludendo da tale progetto, le barchesse sul lato nord, che oggi necessitano di un importante intervento di restauro, e il mulino.
A seguito del crollo di una porzione della copertura la proprietà ha sentito la necessità di sviluppare un progetto organico delle barchesse che assieme alle necessarie opere di conservazione, prevedesse anche alcuni interventi di valorizzazione per restituire funzionalità al complesso, nella consapevolezza che la piena utilizzazione del bene è garanzia della sua conservazione. Dal consolidamento e risanamento dell’intera copertura della barchessa alla manutenzione degli spazi esterni che hanno sempre rivestito una particolare importanza per questo complesso monumentale (dai fossi alla peschiera, al parco, al giardino della villa ed ai grandi viali alberati), alla gestione del complesso con un adeguamento funzionale di alcuni spazi (per residenti, visitatori, eventi speciali, etc). Tali adeguamenti consistono principalmente nella realizzazione di una nuova scala di collegamento tra il piano terra ed il primo e il rifacimento del solaio del locale cucina danneggiato da un incendio e che non è mai stato restaurato considerato che il piano superiore non era utilizzato. La scala, per la sua articolazione in sei rampe e per l’opportunità che sia leggera e autoportante sarà realizzata in lamiera piegata con un piccolo soppalco che ha la funzione da un lato di costituire una pausa durante la salita, dall’altro di mantenere la proporzione degli ambienti e meglio sviluppare la struttura in appoggio. Tutti i passaggi degli impianti avverranno, sfruttando contropareti, intercapedini delle nuove tramezze e controsoffitti senza necessità di realizzare tracce nelle murature. Principio cardine di tutta la progettazione degli interventi è quello di agire all’interno di un quadro di insieme che consenta di definire al meglio le priorità ed ottimizzare le risorse economiche, per cercare di mantenere l’equilibrio, sempre più precario, su cui si regge la conservazione di questi complessi monumentali.
Il restauro della copertura della barchessa “M” sarà realizzato con fondi PNRR M1C3 – INTERVENTO 2.2 • PROTEZIONE E VALORIZZAZIONE DELL’ARCHITETTURA E DEL PAESAGGIO RURALE, restituendo alla fruizione, privata e anche pubblica, una porzione delle barchesse che, così restaurata, potrà essere inserita nei percorsi di visita legati alle Ville Venete, patrimonio storico-monumentale che in Veneto è fortemente ancorato all’economia, alla cultura e all’ambiente rurale, e alle Ville di Andrea Palladio Patrimonio UNESCO.
Il Mulino Godi, la cui esistenza è documentata sin dal 1688 è rimasto operativo fino agli ultimi decenni del secolo scorso. Il Mulino domina in altezza la corte agricola composta da un annesso rustico e da volumi realizzati in periodi differenti, ognuno con peculiarità e prerogative differenti ma tipiche dell’ambiente rurale veneto. A seguito del venire meno della funzione ad opificio il complesso del Mulino è rimasto abbandonato e solo in parte utilizzato come deposito che ne ha inevitabilmente determinato l’avanzamento dello stato di degrado.
Un ampio piano di manutenzione ambisce a restituire funzionalità al complesso, prevedendo la conservazione dell’aspetto monumentale, la manutenzione degli spazi esterni contraddistinti dall’aspetto naturale tipico del contesto, la gestione del complesso con l’adeguamento funzionale e la riconversione degli spazi ad uso residenziale con la realizzazione di tre unità abitative indipendenti. L’organizzazione degli spazi prevede un sistema a scatola che lascia a vista il più possibile il volume complessivo della struttura preservando la percezione di uno spazio unitario e la completa visione della copertura. In corrispondenza delle grandi aperture del fienile nuovi elementi di tamponamento in listelli di legno, a richiamare la struttura lignea costruttiva del complesso, in parte nascondono la struttura portante di nuovo inserimento, ma al contempo si accostano con armonia ai grandi pilastri che segnano le campate. Lo stesso dettaglio viene ripreso nella configurazione delle nuove aperture sulla facciata lungo il canale. Al piano terra una nuova pavimentazione lignea si affianca alla corsia centrale in elementi in cotto di recupero. Infine, il meccanismo del Mulino, dagli ingranaggi della ruota esterna alla macina per il grano, fino al setaccio delle farine, dopo il loro restauro diventano gli elementi identificativi del luogo, lo segnalano e ne preservano la memoria con l’evidente evocazione della sua funzione passata.

